Ecomuseo del Territorio e della Cultura Walser

Ecomuseo del Territorio e della Cultura Walser

Sicuramente i Walser si meritano un ecomuseo tutto per loro: un popolo forte e determinato che nel Medioevo ha sfidato la montagna, colonizzando e rendendo vivibili località ad altitudini dove ancora nessuno aveva pensato di stabilirsi. Abilissimi dissodatori e disboscatori, capaci di resistere alle dure condizioni di vita delle alte quote, i Walser non incontrarono ostacoli alla loro espansione. Da Gressoney a Mittelberg, dalla Valle del Lys alla Kleinwalsertal, dall'Italia all'Austria, attraverso Svizzera e Lichtenstein: queste sono le terre "dominate" dall'antica popolazione di stirpe alemanna, già nel X secolo insediatisi nel Goms, nell'Alto Vallese (da cui il nome "Walser" cioè vallesani).
Nel XII secolo l'attività di colonizzazione si fa più intensa, anche per volontà dei signori feudali, e si spinge fino alle valli meridionali del Monte Rosa, alla Val Formazza, al Sempione, ai Grigioni e al Vorarlberg. Tutto questo per cercare terre da coltivare, fondando nuove comunità, naturalmente di lingua tedesca, e pattuendo con i feudatari un affitto ereditario che porterà i Walser ad essere padroni assoluti della propria terra.

Alagna
Ad Alagna l'abitato suddiviso in piccoli villaggi ha mantenuto intatta la sua caratteristica originaria di villaggio vallesano. Le frazioni, oltre ai toponimi di origine tedesca (Zar Chilchu, Im Grobe, Zar Sogu, Zam Steg, In d'Ekku), conservano le tipiche abitazioni, le viuzze selciate, la fontana pubblica in pietra, il forno per il pane, la propria chiesetta e talvolta i mulini consortili. Uniche nel loro genere sono le abitazioni, interamente in legno, con i tetti ricoperti di lastre di pietra grigia, cinte da balconate a graticci, un tempo utilizzate per essiccare la canapa, il fieno e la segale. Di particolare interesse il "Walser Museum", tipica casa Walser del 1628 che racchiude sotto lo stesso tetto abitazione e stalla e che espone costumi, arredi, mobili, attrezzi da lavoro, oggetti in uso nella vita quotidiana che raccontano la storia e la cultura dei Walser. Meritano un'escursione i sei insediamenti walser della Val d'Otro, raggiungibile con un'ora circa di cammino da Alagna, tra i più belli e intatti delle Alpi. Tracce della laboriosità dei Walser si trovano anche in frazione Resiga, dove si trova l'antica segheria azionata ad acqua. In frazione Uterio sono ancora visibili due mulini azionati dalla forza dell'acqua e il forno, che veniva acceso due volte l'anno per la panificazione. In frazione Merletti sono conservati i resti del forno della calce. Siti ecomuseali sono anche le antiche miniere di oro, argento e rame situate a Kreas, il Teatro Ottocentesco e il sentiero per il Passo del Turlo, dal Medioevo via di collegamento tra Alagna, Macugnaga e la Svizzera.

Riva Valdobbia
La Val Vogna è stata la principale via di comunicazione tra Riva Valdobbia e Gressoney, località da cui partirono i Walser per insediarsi nei piccoli villaggi valsesiani oggi chiamati Larecchio, La Montata, Le Piane, La Peccia, Rabernardo, Cambiaveto, Cà Piacentino, Cà Morca, Cà Verno e Cà di Janzo. Proprio da Cà di Janzo ha inizio la "Via Regia" Sabauda, che, da molto prima dei Savoia, attraversa tutta la Val Vogna, sede di agglomerati Walser (che hanno molto in comune con i villaggi Walser di Gressoney), terrazzamenti per le colture, disboscamenti e dissodamenti imponenti come a Larecchio. Ma i Walser riuscirono a "plasmare" il territorio circostante in base alle loro esigenze: per esempio con la canalizzazione delle acque per sfruttare al meglio la quantità abbondante d'acqua che la natura ha sempre fornito alla Valsesia. In località Rabernardo si trova invece il Museo Etnografico, in cui oggetti originali testimoniano antichi usi e costumi di questa popolazione. Anche l'architettura della tipica casa Walser, con il suo classico granaio, merita attenzione. Come ad Alagna, anche il teatro di Riva Valdobbia è degno di nota per i suoi decori ottocenteschi.

Mollia
A Piana Fontana sorge l'antico Mulino Fucina: in un solo edificio del Seicento si trovano la falegnameria, il forno, la fucina, il granaio, il fienile e l'essiccatoio, alimentati dalla forza idraulica attraverso ingegnosi macchinari. E’ uno dei pochi esempi di "fabbrica del seicento”. Grazie al sapiente restauro portato avanti negli anni, è stata ripristinata la ruota idraulica che consente di mettere in funzione gli ingranaggi che attivano le macine e il maglio. Accanto alle macine si trova il forno, rimasto ai suoi caratteri originali. Ancora oggi, in occasione di feste tradizionali, il mulino di Mollia viene messo in funzione e il forno viene acceso per la cottura del pane. Nelle varie località molliesi è inoltre usuale trovare fontane di pietra, edicole dipinte e oratori affrescati da giovani apprendisti locali.

Rassa
La Valle di Rassa si contraddistingue per l'isolamento che l'ha caratterizzata per anni e che ha rappresentato uno strumento prezioso per la salvaguardia della sua antica conformazione. Delle circa dieci segherie ad acqua presenti nei tempi passati, la segheria di Brasei è una dei fiori all'occhiello del polo ecomuseale mentre in Cantone Spinfoj è presente un'antica bottega di falegnameria. Sulle rive dei torrenti Sorba e Gronda si notano i resti dei mulini consortili utilizzati per la produzione di farina e nei sentieri circostanti si trovano le vasche per l'abbeveraggio del bestiame nel periodo dei pascoli; sotto il ponte di Pavaraj, invece, è visibile il lavatoio, luogo di ritrovo delle donne. Intorno a Rassa si trovano le cave da mola; affiancato al Rio Ruachè, invece, si nota un affioramento roccioso da cui si estraevano le lastre; infine, all'Alpe Mazzucco, c'era una cava di marmo di pregio, utilizzato anche per il Duomo di Milano. Sono circa quindici i forni da calce ritrovati: venivano utilizzati per trasformare le pietre di marmo in calce. Importante era anche la mansione del carbonaio, testimoniata da tracce di carbonere nei vari spiazzi nei boschi.

Carcoforo
Anche a Carcoforo erano presenti i Walser provenienti da Alagna, come testimoniano i numerosi alpeggi sui pendii che si trovano nei dintorni del paese: Alpe Ciletto, Busacca del Passone, Giovanchera e Pianelli, recano il segno di un passato di intensa attività agropastorale. Ma la tradizione walser non si esaurisce qui: in località Fornace si può vedere la fornace da calce e degli stagni dove all'epoca veniva maceratala canapa ; all'Arco di Buona Accoglienza, invece, sopravvive la grande torba walser, mentre le "torbe mascherate" sono situate nella parte superiore del paese; lungo il torrente Egua, infine, sono presenti i vecchi mulini che servivano a stemperare la canapa e a macinare la farina. Oltre a queste testimonianze, interessanti sono anche quelle artistiche, con la presenza di più oratori e chiese sapientemente affrescati nel circondario. In località Tetto Minocco, all'interno di un'antica Casa Walser sapientemente recuperata e restaurata, si segnala inoltre il Museo Naturalistico del Parco Naturale Alta Valsesia.

Rimasco
I Walser di Rimasco, originari di Rimella e Alagna, dovettero confrontarsi con i coloni latini, dando così vita a una comunità non rigidamente chiusa in se stessa. Campo Ragozzi è stato il primo insediamento Walser, ed è proprio e da qui che parte un sentiero che porta a Carcoforo, dove si trovano i resti di un'antica segheria ad acqua. La località Dorca è sede di una torba walser.

Rima
Anche i Walser di Rima arrivarono da Alagna, percorrendo il sentiero del Colle del Mud. Caratteristico di Rima è il marmo artificiale, esportato in nord Italia ma anche all'estero e prodotto artificialmente partendo dal gesso e dalla scagliola. In paese sono presenti la "Casa del Marmo artificiale", sede di una mostra permanente e di un laboratorio-bottega e il Museo Gipsoteca "Pietro Della Vedova", che conserva splendide statue in gesso, opera del rinomato scultore rimese dell’Ottocento.

Rimella
La prima colonia Walser valsesiana è proprio Rimella, con le genti che arrivarono fin qui probabilmente dalla colma della Dorchetta, via di comunicazione tra la Valsesia e la Val Anzasca. Particolarità sono le case con le logge chiuse, a differenza degli altri insediamenti. La sede dell'Ecomuseo è l’edificio settecentesco "Casa Eredi Vasina" in frazione Sella. All’interno dell’abitazione , che rappresenta un raro e perfetto esempio dell’architettura tipica Walser dell’epoca, si snoda un percorso conoscitivo che spazia dalla storia e dalle origini della colonizzazione Walser sul territorio rimellese sino alla vita della popolazione raccontata attraverso l’agricoltura, l’artigianato, il territorio, la cucina, le arti, i mestieri e il costume. Da non perdere, inoltre, la visita al Museo G.B. Filippa, singolare esempio di collezione di stampo illuminista donata al paese a metà dell’800 da un rimellese emigrato.

Per informazioni:
Unione Montana Valsesia - Ph. 0039.0163 51555
www.unionemontanavalsesia.it/ComUfficiDett.asp?Id=3328&T