Enogastronomia

La provincia di Vercelli nell’arco di pochi chilometri racchiude tre tipologie di paesaggio: quello montano della Valsesia, su cui troneggia il Monte Rosa; quello collinare delle terre che si estendono tra Gattinara, Roasio,Lozzolo e Serravalle Sesia e la zona attorno a Moncrivello, e quello di pianura dominato dalle risaie del Vercellese. Tre paesaggi che sono il risultato di un preciso modo di vivere il territorio da parte dell’uomo, inevitabilmente condizionato da aspetti climatici, morfologici e territoriali, dall’altitudine e dalla morfologia del terreno.

Tutti questi fattori hanno influito in maniera significativa sul tipo di alimentazione e sulle ricette tipiche: piatti semplici, realizzati con i frutti della terra e con quelli fortunosi della caccia, della pesca o di una passeggiata nel bosco. I sapori decisi e genuini, tramandati dall’antica tradizione contadina, si confermano la vera ricchezza del nostro territorio.

Vercellese

Il vero re delle tavole di Vercelli è il riso: cereale versatile che trionfa nella Panissa, il più tipico dei risotti vercellesi, affiancato da fagioli, cotiche, battuto di lardo, aromi e salam d’la duja. Non è però l’unico prodotto a fare grandi l’agricoltura e la cucina locale.

Altrettanto invitanti e gustosi sono i piatti non a base di riso: la fagiolata, piatto tipico del periodo carnascialesco (la più grande d’Italia si tiene a Santhià); le rane, cucinate nei modi più svariati; i fritti di maiale, alimento base nell’alimentazione contadina vercellese, poiché ne veniva consumata ogni singola parte, le frittate "rognose” (col salame sbriciolato) e la ciburea e ratatuja (gustosissime preparazioni di frattaglie di carne e di patate in "bagna”).

Antica quanto quella del riso, la coltivazione del fagiolo rosso di Saluggia e del fagiolo di Villata. L’area occidentale del territorio ha un particolare talento per la produzione ortofrutticola: a Borgo d’Ale prosperano asparagi, zucchine e kiwi ma soprattutto le pesche a polpa bianca che hanno ottenuto il marchio di tipicità.

Per concludere il pasto in dolcezza, si può scegliere tra la delicatissima pasta frolla dei Bicciolani oppure la tartufata.I primi sonofriabili biscotti aromatizzati con cannella, cacao e chiodi di garofano: il gusto inconfondibile e il nome, lo stesso della maschera carnevalesca cittadina, ne fanno il simbolo di Vercelli. La seconda è una torta a base di pan di spagna, farcita con una morbida crema. La base è guarnita con granella di nocciole per finire con una copertura di vaporose sfoglie di cioccolato spolverate con zucchero a velo.

Valsesia

Salendo di quota, anche i sapori cambiano: in Valsesia la cucina è fatta di piatti decisamente sostanziosi, inventati per sfidare l’inverno. Qualche esempio? La polenta concia e i capunèt, semplici involtini realizzati con foglie di indivia o verza riempite a loro volta di un trito misto di mortadella, prezzemolo, aglio, cipolla e pane ammollato nel latte, il tutto brasato in burro, un po’ di brodo e vino bianco.

Nell’aria pura della "valle più verde d’Italia” nasce la toma valsesiana, tipico formaggio a pasta dura o semimorbida: ne esistono diverse varietà, sia fresche che stagionate, anche aromatizzate con spezie, aglio e peperoncino o grazie a un particolare tipo di maturazione.

Da non perdere gli straccetti e la mocetta, coscia di camoscio trattata come il prosciutto crudo e servita in fette molto sottili, le patate masarai, la turta d’Alagna o l’uberlekke, un bollito di origine walser preparato con diversi tipi di carni salate di animali tipici dei boschi valsesiani, talvolta insaporito con verdure o salame.

E come non citare le miacce? Difficile dire se siano dolci o salate. Semplici cialde, sottilissime e croccanti, genuine e così buone che vanno d’accordo con tutto: il miele, il gorgonzola, le marmellate, lo speck, la nutella ma soprattutto con la toma valsesiana.

E quale modo migliore di accompagnare questi gustosi piatti se non un buon calice di vino delle terre del Nebbiolo del Nord Piemonte? Venite a scoprire i nostri vini più pregiati.

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